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martedì 14 gennaio 2014

Egitto, il referendum costituzionale è un test sul generale Abdel Fattah al-Sisi

da www.ilsole24ore.com


Dovrebbe essere un referendum sulla nuova Costituzione il primo passo per arrivare alle elezioni presidenziali dalle quali verrà la nuova leadership egiziana. In realtà è un test sul generale Abdel Fattah al-Sisi, certo di poter essere il re taumaturgo che salverà il Paese da tutte le sue piaghe. Come primo passo della creazione di un'epica, i suoi sostenitori già lo chiamano "Il leone d'Egitto".
Il risultato del referendum – si vota anche domani e occorreranno alcuni giorni per i risultati ufficiali – è scontato. La nuova Costituzione scritta da 50 "saggi", solo due dei quali di partiti islamici ma non dei Fratelli musulmani, la forza più importante, otterrà sicuramente la maggioranza dei consensi. E probabilmente sarà una percentuale importante. Da settimane radio, televisioni e giornali, di Stato e privati, battono la grancassa del "sì".
Nessuno invece ha fatto campagna a favore del "no" perché per le nuove regole, che sono uguali a quelle vecchie dei tempi di Mubarak, farlo è illegale. La legge anti-protesta, imposta due mesi fa dal governo provvisorio voluto dai militari, vieta ogni forma concreta di dissenso politico: fare propaganda per un voto contrario a quello indicato dal potere è una protesta, dunque è vietato.
Tuttavia nemmeno un plebiscito a favore del sì sarebbe la vittoria del nuovo referendum voluto dal generale al-Sisi al punto da organizzare un colpo di stato contro i Fratelli musulmani che governavano. Più o meno un anno fa anche Mohamed Morsi, il presidente islamista eletto dagli egiziani, aveva presentato la sua proposta di Costituzione di forte impronta religiosa. Era passata con il 63,8% dei consensi ma aveva votato solo il 32% degli elettori. È questa la percentuale che la nuova Carta deve superare in maniera convincente. Il voto sulle regole del nuovo Egitto è in realtà una contesa duramente politica fra i sostenitori dei militari e quelli dei Fratelli musulmani. Anche questi ultimi si stanno giocando tutti: hanno invitato al boicottaggio e neanche loro, come il generale al-Sisi, sono certi di vincere.

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