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venerdì 24 gennaio 2014

Centrafrica: insediata presidente, a breve un governo tecnico

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  24 gennaio 2014  alle  6:00.

La cerimonia di investitura della presidente di transizione Catherine Samba-Panza si  è svolta ieri davanti al parlamento di transizione che l’ha eletta lunedì scorso.centrafricapresidente
La presidente, prima donna capo di Stato in , auspica ora la formazione di un governo di tecnocrati per affrontare le difficili sfide della pacificazione e della riconciliazione tra le milizie Séléka/Anti-Balaka e tra le comunità etnico-religiose, del rilancio dell’economia e del ritorno dei profughi.
“Nulla mi farà uscire dalla mia road-map: rispondere all’emergenza sicurezza, umanitaria ed economica, ma anche traghettare il paese alle elezioni entro un anno” ha detto la neo presidente.
La Samba-Panza, sindaco di Bangui uscente, ha già operato per la pace nell’ambito del Dialogo nazionale voluto dall’ex presidente François Bozizé – colui che è stato rovesciato nel marzo 2013 – dopo il suo colpo di Stato nel 2003.
La giurista e militante per la promozione delle donne ha ricevuto il sostegno della comunità internazionale, che ha promesso un maggiore impegno. Nei giorni scorsi alcuni paesi donatori internazionali riuniti a Bruxelles sotto l’egida dell’Onu hanno promesso 500 milioni di aiuti; ieri è stata la Banca Mondiale ad annunciare un sostegno urgente da 100 milioni di dollari per gestire la crisi umanitaria.

Sud Sudan: firmato accordo di cessate il fuoco

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  24 gennaio 2014  alle  9:06.

South Sudanese citizens wave their flags as they attend the Independence Day celebrations in the capital JubaSi sono impegnati a interrompere tutti i combattimenti in corso entro 24 ore, il governo e le forze ribelli che hanno siglato ieri sera ad Addis Abeba l’accordo per il cessate-il-fuoco.
L’accordo sopraggiunge quando sul campo le forze governative hanno ripreso il controllo di alcune grandi città.
La firma, che mette fine a cinque settimane di scontri armati, è stata possibile dopo che l’annuncio del governo sud-sudanese di essere pronto a liberale le 11 personalità politiche detenute a con l’accusa di essere legata ad un tentativo di colpo di stato ai danni del presidente .
Sempre ieri, la delegazione che rappresentava i ribelli raccoltisi intorno alla figura dell’ex vice-presidente aveva riferito come la questione della loro liberazione non fosse più considerata una precondizione necessaria per l’intesa.
In base ai termini dell’accordo, i mediatori dell’Autorità intergovernamentale per lo sviluppo () avvieranno consultazioni con le due parti per formare un Meccanismo di controllo e verifica (MVM) incaricato di supervisionare il ritiro dei gruppi armati dal campo e la progressiva distensione dello stato d’emergenza.
I negoziati per la mediazione sono ora riaggiornati al prossimo 7 febbraio, in modo da consentire la creazione dei diversi strumenti previsti dall’accordo per garantire il cessate-il-fuoco. Il punto interrogativo, secondo alcuni osservatori, riguarda il rispetto o meno degli accordi, e in particolare il grado di controllo che l’ex vice-presidente Riek Machar esercita sui ribelli.

martedì 14 gennaio 2014

Egitto, il referendum costituzionale è un test sul generale Abdel Fattah al-Sisi

da www.ilsole24ore.com


Dovrebbe essere un referendum sulla nuova Costituzione il primo passo per arrivare alle elezioni presidenziali dalle quali verrà la nuova leadership egiziana. In realtà è un test sul generale Abdel Fattah al-Sisi, certo di poter essere il re taumaturgo che salverà il Paese da tutte le sue piaghe. Come primo passo della creazione di un'epica, i suoi sostenitori già lo chiamano "Il leone d'Egitto".
Il risultato del referendum – si vota anche domani e occorreranno alcuni giorni per i risultati ufficiali – è scontato. La nuova Costituzione scritta da 50 "saggi", solo due dei quali di partiti islamici ma non dei Fratelli musulmani, la forza più importante, otterrà sicuramente la maggioranza dei consensi. E probabilmente sarà una percentuale importante. Da settimane radio, televisioni e giornali, di Stato e privati, battono la grancassa del "sì".
Nessuno invece ha fatto campagna a favore del "no" perché per le nuove regole, che sono uguali a quelle vecchie dei tempi di Mubarak, farlo è illegale. La legge anti-protesta, imposta due mesi fa dal governo provvisorio voluto dai militari, vieta ogni forma concreta di dissenso politico: fare propaganda per un voto contrario a quello indicato dal potere è una protesta, dunque è vietato.
Tuttavia nemmeno un plebiscito a favore del sì sarebbe la vittoria del nuovo referendum voluto dal generale al-Sisi al punto da organizzare un colpo di stato contro i Fratelli musulmani che governavano. Più o meno un anno fa anche Mohamed Morsi, il presidente islamista eletto dagli egiziani, aveva presentato la sua proposta di Costituzione di forte impronta religiosa. Era passata con il 63,8% dei consensi ma aveva votato solo il 32% degli elettori. È questa la percentuale che la nuova Carta deve superare in maniera convincente. Il voto sulle regole del nuovo Egitto è in realtà una contesa duramente politica fra i sostenitori dei militari e quelli dei Fratelli musulmani. Anche questi ultimi si stanno giocando tutti: hanno invitato al boicottaggio e neanche loro, come il generale al-Sisi, sono certi di vincere.