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giovedì 28 novembre 2013

Centrafrica: i ribelli di Seleka, il terrorismo internazionale e una situazione sfuggita di mano

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  27 novembre 2013  alle  6:00.

“Ciadiani e sudanesi, sono ai posti di comando della , ma costituiscono anche la base di questa coalizione di gruppi ribelli riuscita a cacciare l’ex presidente François Bozizé ed ora in pieno controllo del . Un controllo degenerato nel caos per le violenze commesse dagli stessi ribelli di cui solo una piccola parte sono centrafricani delle regioni settentrionali”. E’ questo il quadro tracciato a InfoAfrica da autorevoli fonti locali secondo cui in questo momento non c’è traccia di uomini di Bozizé come invece viene riportato da alcune fonti di stampa. “La popolazione si sta organizzando nel tentativo di difendersi da bande di criminali il cui unico obiettivo è quello di depredare il poco che c’è facendo anche uso di torture, violenze e omicidi” continua la fonte che per motivi di sicurezza personale non può essere resa nota.Centrafricaseleka
L’impressione che si ha andando in giro per il Centrafrica è che la situazione sia sfuggita di mano a chi aveva sostenuto i ribelli ovvero alcuni paesi africani e occidentali interessati alla caduta di Bozizé per motivi e interessi economici.
Così, mentre si attende di capire se effettivamente la – come sembra – invierà altri 800 uomini a sostegno dei 400 soldati che attualmente stazionano nei pressi dell’aeroporto, in assenza di un’azione governativa la popolazione cerca anche di organizzarsi in milizie di autodifesa per contrastare le attività dei ribelli.
Secondo la fonte di InfoAfrica, attualmente in Centrafrica può entrare e uscire chiunque e qualunque cosa. Una situazione di anarchia che sta favorendo l’azione dei ribelli, forti di armi automatiche, lanciarazzi e armi reperite negli arsenali abbandonati dai militari sudafricani che avevano sostenuto Bozizé. Secondo autorevoli fonti diplomatiche, in Centrafrica starebbero cominciando a operare anche uomini di Boko Haram, il gruppo armato attivo nel nord della Nigeria.
Alcuni osservatori vedono nell’attuale caos una corresponsabilità di Ciad e Francia che nulla hanno fatto nel momento in cui i ribelli hanno avviato la loro campagna contro Bozizé e che ora sono costretti a intervenire per riportare la calma e per evitare conseguenze anche all’esterno dei confini centrafricani.
Secondo la fonte di InfoAfrica, la Francia ma anche gli Stati Uniti hanno sottovalutato la discesa dei ribelli ora “trasformatisi in bande criminali senza alcun collegamento l’uno con l’altro, con numerosi minori tra le loro file, e per questi motivi ancor più temibili per la popolazione civile”.

giovedì 14 novembre 2013

Somalia: arriva la fibra ottica, connessioni Internet saranno più veloci

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  14 novembre 2013  alle  6:00.

Liquid Telecommunications ha posato il primo cavo in fibra ottica della migliorando le connessioni nel sud e nel centro della . Ad annunciarlo è stata ieri la stessa compagnia che ha il suo quartier generale alle isole Mauritius.somaliahormuud
Il cavo in fibra ottica supera la frontiera tra Kenya e Somali e si collega alla rete della Telecom (Hortel). “Forniremo alla popolazione somala accessi ad alta velocità alla rete ” ha annunciato il capo esecutivo della Liquid Telecommunications, Nic Rudnick.
Sopddisfazione è stata espressa anche dal presidente della Hormuud, Ahmed Yusuf, secondo cui si è trattato “di una pietra miliare per la Somalia”.

venerdì 8 novembre 2013

Somalia: accordo alla conferenza di riconciliazione su Jubaland

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  8 novembre 2013  alle  5:00.

Si è conclusa con la firma di un accordo tra i differenti clan e gruppi politici che vi hanno preso parte, la conferenza di tre giorni organizzata a Mogadiscio dal governo federale somalo per porre fine ai contrasti che da mesi opponevano le parti nella regione meridionale del (Oltregiuba, situata a sud del fiume Giuba).jubaland
A darne notizia sono i media locali, specificando che alla conferenza hanno partecipato più di 500 persone provenienti dalle diverse zone che compongono amministrativamente la regione, Lower Jubba, Middle Jubba e Gedo.
In base a quel che riporta il sito dell’emittente radiofonica Garowe, l’accordo prevede il riconoscimento come presidente legittimo dell’amministrazione regionale ad interim di Ahmed Mohamed Islam e che tutte le parti si impegneranno a non ricorrere alla violenza per ottenere scopi politici.
Le conclusioni della conferenza sono state salutate in un comunicato inviato anche ad InfoAfrica dal primo ministro federale Abdi Farah Shirdon come “un’opportunità per tutte le comunità di Jubba per andare avanti insieme come una regione unita”.
La conferenza di riconciliazione dello Jubaland si inserisce nel contesto di una serie di incontri con i clan e gruppi politici locali delle diverse regioni che compongono la Federazione somala in vista della stesura di una nuova costituzione e la creazione di una nuova amministrazione statale e locale.
Il prossimo appuntamento in questo senso che aspetta il governo federale di Mogadiscio è quello relativo all’amministrazione cittadina di Kismayo, capoluogo dello Jubaland, roccaforte fino allo scorso anno del gruppo islamico radicale degli al-Shabaab.