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domenica 30 giugno 2013

Egitto:in fiamme sede Fratelli Musulmani

da www.ansa.it

Centinaia di manifestanti stanno lanciando molotov

30 giugno, 20:46

Egitto:in fiamme sede Fratelli Musulmani
 (ANSA) - ROMA, 30 GIU - E' in fiamme la sede dei Fratelli Musulmani al Cairo, dove centinaia di manifestanti stanno lanciando bombe molotov contro il quartier generale. E' quanto si vede nelle immagini trasmette in diretta dalle tv egiziane.

Egitto, oggi l'opposizione in piazza

da www.ansa.it

Obama prosegue viaggio in Africa. Elezioni politiche in Guinea

30 giugno, 06:21

Egitto, oggi l'opposizione in piazza (ANSA) - ROMA, 30 GIU - Tensione alta in Egitto, dove oggi l'opposizione scende in piazza per chiedere le dimissioni del presidente Morsi ad un anno dal suo insediamento. Raccolte oltre 22 milioni di firme, annunciano i ribelli. Scontri ieri a Soweto tra manifestanti anti-Obama e polizia, mentre il presidente Usa incontrava i familiari di Mandela. Prosegue anche oggi il viaggio di Obama in Africa. Elezioni politiche oggi in Guinea.

giovedì 27 giugno 2013

Esercito in strada, anniversario ad alta tensione in Egitto

da www.ilsole24ore.com


L'esercito di nuovo nelle strade del Cairo, la gente presa dal panico che fa incetta di generi alimentari e di benzina, milioni di egiziani pronti a scendere in piazza a favore e contro il governo dei Fratelli musulmani. E già una vittima, nei primi scontri tra sostenitori dei Fratelli musulmani e opposizione. Non era così che Mohamed Morsi sperava di celebrare il suo primo anno di presidenza.
Una seconda ondata rivoluzionaria, due anni e mezzo dopo piazza Tahrir, sembra prepararsi. La prima contro Hosni Mubarak, questa per ottenere le dimissioni di Morsi e nuove elezioni anticipate. La chiamata alla lotta questa volta è dei Tamarrud, che in arabo significa Ribelle: un gruppo di giovani che per tutto il mese di giugno, in tutto il Paese, ha raccolto con l'aiuto delle opposizioni, milioni di petizioni per sfiduciare il presidente e ottenerne le dimissioni. L'obiettivo era di raccogliere almeno 15 milioni di petizioni: un milione più dei voti conquistati l'anno scorso da Mohamed Morsi.
Gli organizzatori dicono di averne per ora raccolte 12 milioni. Tamarrud le consegnerà domenica al palazzo presidenziale e per l'occasione conta di raccogliere diversi milioni di manifestanti al Cairo e in molte altre città. Anche la fratellanza ha messo in moto la sua macchina organizzativa - più efficiente di quella delle opposizioni - per mobilitare i suoi.
Lo scontro tra i Fratelli musulmani che governano in solitudine e le opposizioni, è ormai frontale. Da tempo non esiste dialogo ma solo insulti. Libertà e giustizia, il partito della fratellanza che ha vinto tutte le elezioni organizzate dopo piazza Tahrir - le più democratiche mai svolte in Egitto - aveva promesso di governare insieme alle opposizioni. Ma nessuna delle promesse fatte un anno fa è stata mantenuta: alla fine il partito ha scelto di governare in solitudine in una situazione politica estremamente volatile e in mezzo a una crisi economica devastante.
L'esercito non permetterà che l'Egitto precipiti in «un conflitto senza controllo», in un «tunnel oscuro», garantisce il generale Abdel-Fattah al-Sisi, comandante in capo delle forze armate. Era dai tempi della rivolta di piazza Tahrir che i militari non erano così chiari e così duri. Già ieri uomini e mezzi corazzati sono stati schierati nei punti caldi del Cairo: davanti al palazzo presidenziale di Heliopolis, dove le opposizioni vogliono organizzare la loro manifestazione; attorno alla non lontana moschea di Rabaa al-Adawiya, il punto di raccolta tradizionale delle mobilitazioni dei Fratelli musulmani; nelle altre piazze sensibili, come Tahrir e attorno a tutti gli edifici pubblici. Lo stesso dispiegamento è in corso ad Alessandria, Porto Said e in molte altre città.
Intanto al Cairo la gente sta facendo incetta di generi alimentari e di carburante. Code chilometriche di auto davanti alle pompe di benzina attendono di fare il pieno. Ma in città il carburante ormai scarseggia drammaticamente.
Ieri a tarda sera era previsto un discorso di Mohamed Morsi. In una situazione così volatile nessuno è in grado di prevedere se il presidente offrirà un compromesso, una via d'uscita all'insostenibile tensione. O se invece manterrà la linea dura tenuta fino ad ora da lui e da tutta la dirigenza dei Fratelli musulmani, proclamando uno stato d'emergenza che per essere applicato avrebbe bisogno della collaborazione dei militari. Un aiuto che non è scontato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
IN PIAZZA DUE ANNI E MEZZO DOPO
Nuova ondata rivoluzionaria
Due anni e mezzo fa, la rivolta di piazza Tahrir portò alla caduta di Hosni Mubarak
La nuova ondata di proteste, guidata dai Tamarrud (in arabo "ribelle"), punta a ottenere le dimissioni del presidente Mohamed Morsi e nuove elezioni anticipate. Ma rischia di riportare in campo l'esercito

martedì 11 giugno 2013

Libia, trovata bomba sotto un'auto diplomatica italiana

da www.ilsole24ore.com


Una veduta di Tripoli (Reuters)Una veduta di Tripoli (Reuters)
Un bomba piazzata sotto una auto con targa diplomatica italiana è stata fatta brillare nel cuore di Tripoli, nel quartiere di Zawyat Edlahman. «Solo grazie alla prontezza di spirito dell'autista, che si era accorto che qualcosa non andava, non ci sono state vittime», ha detto all'Agi l'ambasciatore Giuseppe Buccino Grimaldi.
«L'autista aveva notato la presenza di un tubo che spuntava dal retro del veicolo», ha spiegato una fonte diplomatica al Libya Herald. Sia l'autista che un diplomatico che si trovava a bordo dell'auto ne erano usciti venti minuti prima dell'esplosione, avvenuta alle 16.30 locali.
«Non è stata una deflagrazione potente», ha detto la fonte, «probabilmente si è trattato di una bomba alla gelatina, ma ha distrutto il retro del veicolo. Se qualcuno vi si fosse trovato a bordo, sarebbe rimasto ucciso».
Non è chiaro chi abbia pianificato l'attentato. A gennaio scorso nel mirino degli attentatori era entrato il console italiano a Bengasi, Guido De Sanctis: miliziani avevano sparato contro la sua auto a bordo della quale aveva lasciato l'hotel Tibesti.

lunedì 10 giugno 2013

Libia, 31 morti dopo l'assalto alla milizia filo-regime a Bengasi

da www.ilsole24ore.com

(Afp)(Afp)
È salito a 31 il bilancio dei morti nell'assalto di ieri al quartiere generale di una milizia armata a Bengasi. Tre dei feriti, ha riferito una fonte ospedaliera all'agenzia libica Lana, sono infatti deceduti nelle ultime ore, a causa delle gravi ferite riportate negli scontri.
Mentre il numero dei feriti ammonterebbe al momento a un centinaio.
La reazione del Governo
Nel mirino degli attentatori i componenti della brigata Scudo della Libia, composta da ex ribelli contro il regime di Gheddafi e - a differenza delle altre milizie armate - riconosciuta dall'attuale governo di Tripoli. Non a caso, il portavoce dello stato maggiore Ali al Shiki, ha affermato che «Scudo della Libia» è una forza di riserva dell'esercito libico e che attaccarla equivale a «un'aggressione contro una forza legittima». Nella notte il premier libico Ali Zeidan ha annunciato che la milizia ha lasciato la sua caserma e che l'esercito regolare ha preso possesso dell'edificio assicurando il controllo delle armi pesanti che vi si trovano. Il premier ha anche annunciato un'inchiesta e ha lanciato
un appello alla calma. Già in ottobre gli abitanti di Bengasi avevano attaccato le milizie riuscendo a sgomberare alcune delle loro basi.
Alta tensione
La tensione nel Paese resta altissima a quasi due anni dalla caduta del regime del Colonnello. A complicare la situazione c'è anche il contraccolpo di quanto accaduto nelle scorse settimane in Mali, dove l'intervento armato francese ha prodotto un esodo di gruppi jihadisti dello Stato africano proprio verso Tripoli. Anche il ministero degli Esteri italiano, Emma Bonino, in un'audizione alla Camera di pochi giorni fa aveva riconosciuto che la Libia sta attraversando un momento difficile' dopo l'approvazione della legge che vieta agli ex esponenti del regime Gheddafi di avere ruoli all'interno del nuovo governo e per il rischio di un'islamizzazione del Paese spinta dai terroristi in fuga dal Mali.