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lunedì 25 marzo 2013

Repubblica Centrafricana, i ribelli conquistano la capitale Bangui. Fugge il presidente Bozize

da www.repubblica.it

I Seleka ottengono il controllo della capitale e del palazzo presidenziale. Il leader del paese si sarebbe rifugiato nella Repubblica Democratica del Congo. Allarme di Emergency: "Manca l'acqua". Il capo degli insorti si proclama capo dello Stato

BANGUI - I ribelli della Repubblica centrafricana hanno espugnato la capitale Bangui. Lo annunciano fonti del governo. Anche i ribelli Seleka hanno affermato di aver espugnato il palazzo presidenziale senza tuttavia trovarvi il presidente Francois Bozize. Secondo alcune fonti, Bozize sarebbe riuscito ad attraversare il fiume Oubangi, che divide il paese dalla confinante Repubblica Democratica del Congo, dove si sarebbe rifugiato.

"I ribelli controllano la città", ha intanto confermato il portavoce del presidente Gaston Mackouzangba. "Mi auguro che non ci saranno altre rappresaglie", ha aggiunto. Nella zona del palazzo testimoni affermano di aver udito a lungo le raffiche e i colpi di un violento scontro a fuoco.

Dal Centro pediatrico di Emergency, situato di fronte al Parlamento, gli operatori raccontano di sparatorie e lanci di razzi. I medici e gli infermieri di Emergency rimangono in ospedale, dove sono ancora ricoverati 5 bambini affetti da malaria. Da questa notte, oltre all'elettricità, manca anche l'acqua.

Emergency chiede alle parti in conflitto di negoziare un immediato cessate il fuoco, di rispettare l'attività degli ospedali e la popolazione civile. Emergency è nella Repubblica Centrafricana dal 2009 con un Centro pediatrico che offre cure gratuite a circa 80 bambini e monitoraggio prenatale ad almeno 20 donne in gravidanza ogni giorno.

Michel Djotodia, capo dei ribeli della coalizione Seleka, si è autoproclamato presidente della Repubblica Centrafricana, poche ore dopo la conquista della capitale Bangui e la fuga all'estero del presidente Francois Bozizè. In una conferenza stampa svoltasi in un hotel di lusso, Djotodia ha anche annunciato l'imposizione del coprifuoco su tutto il territorio nazionale e la conferma come primo ministro di Nicolas Tiangaye, insediato con gli accordi di pace firmati il 17 gennao scorso. Djotodia, un oscuro ex funzionario del ministero degli Esteri, è molto apprezzato dai ribelli ma è praticamente uno sconosciuto per la popolazione.
(24 marzo 2013)

venerdì 1 marzo 2013

Libia, cento cristiani copti sequestrati e torturati

da www.avvenire.it

FEDE NEL MIRINO

Un gruppo di un centinaio circa di egiziani di fede copta sarebbe stato sequestrato in Libia e sottoposto a torture da parte di una brigata salafita di Bengasi, che ha accusato gli egiziani di proselitismo. Lo hanno riferito alcuni esponenti della comunità, che hanno postato su Facebook alcune foto che ritraggono i presunti ostaggi.

Secondo quanto riferito dagli esponenti della comunità copta, i salafiti hanno attaccato una chiesa di Bengasi all'inizio della settimana e hanno poi preso in ostaggio un centinaio di persone. Cittadini egiziani di fede copta che vivono e lavorano in Libia.
 Il quotidiano egiziano al-Ahram ha divulgato la notizie e pubblicato anche alcune delle foto diffuse su Facebook: le immagini mostrano le torture a cui sono stati sottoposti gli ostaggi. I capelli rasati e le croci, che alcune di loro portavano tatuate sul corpo, sono state cancellate con l'acido.
«La Chiesa copta ha inviato una richiesta ufficiale di intervento al ministero egiziano degli Esteri - ha detto la fonte, a condizione di anonimato - che ha avviato negoziati con la controparte libica per risolvere la questione e ottenere il rilascio dei cristiani catturati».
 
«È un fatto molto grave - ha commentato dall'Etiopia padre Pachomios, arcivescovo di Beheira, Matrouh e della Libia - cittadini egiziani sono stati arrestati sulla base di un semplice sospetto di proselitismo e sono stati torturati. Ma non è credibile che un centinaio di copti abbiano deciso tutto a un tratto di avviare attività di proselitismo in un altro paese».
Anche Naguib Gabriel, che guida l'Unione egiziana per i diritti umani, ha confermato la vicenda e ha accusato il governo egiziano di non fare abbastanza. «Se lo stato egiziano continuerà ad essere inattivo e non adempirà al suo dovere di garantire il rilascio dei copti catturati in Libia - ha detto - mi rivolgerò al Consiglio per i diritti umani dell'Onu affinchè intervenga».