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martedì 24 luglio 2012

Spiragli per il negoziato tra i due Sudan

da temi.repubblica.it/limes

di Antonella Napoli
Il presidente sudanese Bashir sembra orientato ad accettare l'offerta di aiuto e le condizioni poste dal suo omologo sudsudanese Salva Kiir. In questo momento la priorità per Khartoum è il fronte interno: le proteste contro il carovita sono sempre più estese, anche se vengono represse brutalmente.

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(Carta di Laura Canali - clicca sulla carta per ingrandirla)
Salva Kiir tende la mano a Omar al Bashir e pone sul tavolo delle trattative un'offerta economico-finanziaria che difficilmente Khartoum potrà rifiutare. L'incontro di mediazione di metà luglio tra i presidenti di Sudan e Sud Sudan ad Addis Abeba è stato considerato da osservatori ed analisti sudanesi e internazionali come il punto di svolta che potrebbe permettere alle parti di superare la fase di stallo sulle questioni in sospeso, come la definizione dei confini tra i due Stati e l'attribuzione dell'area di Abyei, la più ricca di petrolio.

Kiir, secondo indiscrezioni raccolte dal Sudan Tribune, ha offerto al suo omologo sostegno finanziario per aiutare il Sudan a superare la grave crisi economica che il paese sta attraversando da oltre un anno. Il presidente sudsudanese avrebbe anche garantito un'intercessione nei confronti dei ribelli del "Sudan people liberation movement - Nord" affinché sospendano gli attacchi contro l'esercito di Bashir e le incursioni oltre confine. Non solo: l'erede di Garang si è anche proposto come mediatore con il fronte di rivolta in Darfur per porre fine al conflitto in atto nella regione dal 2003.

Come contropartita il leader dell'Splm ha avanzato due richieste: la ripresa del transito del greggio destinato all'esportazione attraverso gli oleodotti collegati alle raffinerie di Port Sudan e la garanzia che il futuro della regione di Abyei sarà deciso attraverso un referendum.

Bashir, come riportato da alcuni media sudanesi, avrebbe accettato le proposte di Kiir annunciando durante l'incontro in Etiopia la disponibilità del suo governo a concedere il passaggio del petrolio sul proprio territorio a fronte di un equo pagamento per i servizi offerti dalle infrastrutture gestite da Khartoum. L'ammorbidimento della linea del governo del Sudan è dovuto sia all'approssimarsi ad agosto della scadenza del termine fissato per l'attuazione della risoluzione Onu con cui il Consiglio di sicurezza ha imposto il cessate il fuoco in Sud Kordofan e del Nilo Blu, sia alla situazione di instabilità nel paese, dove continuano a susseguirsi manifestazioni di protesta e arresti arbitrari dei dimostranti, secondo quanto denunciato da numerose organizzazioni per i diritti umani.

Nelle ultime settimane i servizi di sicurezza sudanesi hanno effettuato irruzioni nelle università cittadine e nella moschea di Wad Nubawi a Ombdurman, il più grande centro urbano nello stato di Khartoum.

La moschea, diventata il cuore pulsante delle proteste antigovernative esplose nel paese in seguito al vertiginoso aumento dei prezzi dei generi alimentari, è stata presa d'assalto da una squadra antisommossa della polizia che, scrive il giornale online Middle East, ha iniziato a sparare lacrimogeni. Alcuni dei presenti sono riusciti a fuggire, come Mariam Al-Mahdi, figlia dell'ex presidente Sadiq al-Mahdi, ma altre 200 persone sono rimaste bloccate all'interno della moschea e sottoposte a pressanti interrogatori. Per una trentina di oppositori, per lo più studenti ma anche membri dei partiti che avevano preso parte a una serie di iniziative contro il regime, è scattato l'arresto.

Le proteste in Sudan sono iniziate a metà giugno, quando dall'Università di Khartoum è partita una vera e propria rivolta. In migliaia sono scesi in piazza contro l'aumento del costo della vita. Nei giorni successivi il presidente Omar al-Bashir ha annunciato misure di austerity, incluso un innalzamento delle tasse e l'eliminazione dei sussidi al carburante. Le proteste si sono così diffuse in varie parti della capitale e del paese e tra le varie classi sociali della popolazione, dai benestanti e liberi professionisti ai commercianti, fino alle personalità del mondo della cultura. Per tutti il trattamento riservato dai servizi di sicurezza è lo stesso, duro e vessatorio.

Particolare scalpore ha destato l'arresto di Shaimaa Adel, una giornalista egiziana che seguiva le proteste a Khartoum e che avrebbe subito maltrattamenti prima di essere rilasciata sotto le pressioni delle autorità del suo paese. Lo stesso Bashir durante un summit dell'Unione africana aveva promesso a Mursi, il neo eletto presidente dell'Egitto, che avrebbe ordinato il rilascio della reporter, precisando che la donna era stata arrestata perché era entrata in Sudan senza visto e 'svolgeva' il lavoro di giornalista senza i dovuti permessi.

A fronte della scarcerazione di Adel, in centinaia - molti dei quali senza assistenza legale - restano agli arresti.

domenica 8 luglio 2012

Voto in Libia: liberali in vantaggio Festa a Tripoli e scontri nell'Est

da www.lastampa.it

Aggressioni nei collegi e proteste,
ma soltanto sorrisi nella capitale
Obama: «Voto è pietra miliare»
Terzi: spartiacque fondamentale

roma
Dai caroselli per le strade di Tripoli alle urne date alle fiamme nella Cirenaica. Dopo 48 anni, quasi tre milioni di libici sono tornati al voto. Il 66% - circa 1,7 milioni - degli aventi diritto si è recato alle urne per decidere il futuro dello Stato. La giornata elettorale ha rispecchiato la situazione venutasi a creare dopo la caduta di Gheddafi: un Paese diviso, con forti spinte federaliste - se non autonomiste - che arrivano da Est. Secondo Faisal al Krekshi, segretario generale dell'Alleanza delle forze nazionali, che riunisce più di 40 piccoli partiti e politici indipendenti, i liberali sono «in netto vantaggio» e l’ex capo del Consiglio nazionale di transizione Mahmoud Jibril sarebbe in testa. Lo rende noto l'emittente televisiva al Arabiya citando fonti locali.

Cautela d’obbligo fino a quando non saranno diramati i risultati ufficiali. Finora è certo che in 101 seggi non è stato possibile garantire il regolare svolgimento del voto, che eleggerà il nuovo Parlamento: a Bengasi, Brega in Cirenaica e Ajdabiya, si sono registrate aggressioni contro i collegi elettorali. In quest’ultima città un manifestante è stato ucciso mentre tentava di rubare un’urna. Venerdì sera un elicottero che trasportava del materiale elettorale era stato attaccato con armi da fuoco a Sud di Bengasi: un funzionario della Commissione elettorale è rimasto ucciso. Gli autonomisti denunciano una «scarsa rappresentatività» della loro area tra i 200 seggi del Parlamento (ne avranno 60) che avrà poi il compito di nominare il nuovo governo.

Ma nel resto del Paese - dove le operazioni si sono svolte regolarmente nel 94% dei seggi - prevalgono ottimismo, senso di libertà e desiderio di intravedere finalmente un nuovo passo verso la democrazia. «La situazione è eccellente» ha detto il presidente del Consiglio nazionale di transizione (Cnt), Mustafà Abdel Jalil. Sorrisi e lunghe code nella città di Tripoli, dove la festa ha avuto come teatro la piazza dei Martiri. Moltissimi libici, che dalle prime ore di ieri mattina si erano messi in coda ai seggi, si sono radunati mostrando con orgoglio alle telecamere le loro dita sporche di inchiostro, segno indelebile della partecipazione elettorale. Le elezioni in Libia rappresentano «un'altra straordinaria pietra miliare verso la democrazia» ha affermato Barack Obama.

«Per l' Italia, fra i primi paesi a credere con impegno e determinazione nella nuova Libia, lo svolgimento delle prime elezioni libere e democratiche costituisce motivo di particolare soddisfazione» dice il titolare della Farnesina, Giulio Terzi, sottolineando come «malgrado isolati episodi di violenza, che ci addolorano, il popolo libico ha dato prova di credere fortemente nella ritrovata democrazia, recandosi alle urne in gran numero, in maniera ordinata e nel rispetto delle regole».

sabato 7 luglio 2012

Prime elezioni libere in Libia ai seggi tra paura e speranza

da www.repubblica.it

IL VOTO

Aperte le urne per le prime votazioni nazionali dalla caduta di Gheddafi. Chiamati a eleggere il Congresso nazionale, circa 2,9 milioni di cittadini. Il clima è teso. Disordini a Brega e Ajdabiya. Incendiate centinaia di schede a Bengasi. I Fratelli musulmani tra i partiti favoriti

TRIPOLI - E' un voto storico quello che oggi, in Libia, sono chiamati a dare circa 2,9 milioni di cittadini. Il primo dell'era post Gheddafi, con cui sarà eletto il Congresso nazionale che dovrà scrivere la nuova costituzione. Sono le prime elezioni libere dopo la fine della quarantennale dittatura del colonnello deposto la scorsa estate, ma la vigilia è segnata da tensioni e violenze.

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Il clima teso è minato da rivalità regionali, appelli al boicottaggio e timori di attentati. Tuttavia, già un'ora prima dell'apertura dei seggi alle 8 (chiuderanno alle 20) si sono registrate file a Tripoli per votare. Un gran numero di poliziotti e soldati è stato dispiegato per l'occasione. I funzionari del regime di Gheddafi sono esclusi dal voto. La commissione elettorale libica ha Reso noto di non aver potuto procedere all'apertura di 101 seggi a causa di sabotaggi o problemi di sicurezza, soprattutto nell'est del Paese: le operazioni di voto per la nuova assemblea nazionale sono invece iniziate regolarmente in 1.453 Seggi elettorali, il 94% del totale. Alcuni dei seggi rimasti chiusi si trovano ad Ajdabiya, 160 chilometri a sud ovest di Bengasi. I seggi delle città oasi di Jalo e Ojla, nel sud est, non hanno potuto aprire perché dei manifestanti hanno bloccato l'aereo che doveva consegnare
il materiale elettorale sulla pista di Zueitina, nei pressi di Ajdabiya. E secondo Abdeljawad Al badin, portavoce del "consiglio di cirenaica", sempre a est, degli elettori di Quba, vicino alla città di Derna, hanno deciso di boicottare lo scrutinio.

Ieri un elicottero che trasportava materiali elettorali è stato attaccato a colpi di arma da fuoco vicino Bengasi, e un impiegato della commissione elettorale che si trovava a bordo è morto. E già poco dopo l'inizio le operazioni di voto sono state sospese nelle città libiche di Brega e Ajdabiya, dopo che ignoti hanno dato fuoco ai depositi dove era stoccato il materiale elettorale. Lo ha riferito la rete televisiva pan araba al Jazeera.

Anche a Bengasi, in Cirenaica, dimostranti hanno bruciato centinaia di schede elettorali. I media locali attribuiscono l'attacco a "estremisti islamici" ma la protesta segue il malcontento degli ultimi giorni. I manifestanti, contro le elezioni perché considerano squilibrata la ripartizione dei seggi in senno all'Assemblea costituente, hanno sparato colpi di arma da fuoco in aria. Nella ripartizione dei 200 seggi. alla Cirenaica (Libia orientale) sono stati assegnati solo 60 dei seggi del Congresso, mentre alla Tripolitania (nord-ovest) sono stati assegnati 100 seggi, e 40 al Fezzan (sud).

Sui 200 seggi del congresso nazionale 120 sono riservati alle candidature individuali, mentre il resto sarà  assegnato tramite un voto di lista. In assenza di una vera tradizione democratica comunque saranno ancora una volta i legami tribali a fare la differenza. I Candidati sono circa 3.700, tra cui 585 donne. I risultati sono attesi entro una settimana dal voto, poi la nuova Assemblea nominerà il governo entro 30 giorni. Dopo le nuove elezioni per l'assemblea costituente che sarà composta di 60 membri, è previsto il referendum sulla costituzione e le nuove elezioni parlamentari nel 2013.

Con il voto di oggi potrebbero salire al potere i partiti islamici, come già in Tunisia ed Egitto, sebbene i liberali si dicano sicuri della vittoria. Con oltre un centinaio di formazioni politiche le previsioni non sono facili, ma i favoriti sono tre: il partito della giustizia e della ricostruzione (islamico, legato ai Fratelli musulmani), Al-Watan, guidato dall'ex comandante militare Abdelkhadim Belhaj, e la coalizione liberale varata dall'ex premier del Consiglio nazionale di transizione, Mahmoud Jibril. Possibilità anche per Alleanza delle forze nazionali (laico), Fronte nazionale (all'opposizione già ai tempi di Gheddafi), Partito nazionale centrista (dell'ex ministro delle Finanze Ali Tarhouni).

Votando nella sua città di Baida, nella Libia orientale, il presidente del Consiglio nazionale di transizione (cnt), Mustafà Abdel Jalil, ha parlato di una situazione "eccellente" e ha espresso la speranza che lo storico voto di oggi sia un successo. Jalil ha poi definito un "martire" il funzionario elettorale rimasto ucciso ieri sera nel corso di un attacco all'elicottero a bordo del quale si trovava vicino a Bengasi. "Speriamo che i nostri fratelli di Bengasi si terranno alla larga da questi problemi e che lo scrutinio prosegua come previsto", ha detto ancora abdel jalil facendo riferimento a possibili disordini e violenze in occasione del voto odierno.
 
(07 luglio 2012) ©