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venerdì 29 luglio 2011

Siccità Africa Orientale

Articolo tratto da "Agire" (http://www.agire.it)

Tre paesi in Africa Orientale sono oggi colpiti dalla peggiore siccità registrata negli ultimi 60 anni. L’Etiopia, la Somalia, il Kenya si trovano infatti a fronteggiare una crisi che riguarda 11 milioni di persone.



Le cause di questa situazione sono da ricercarsi nelle scarse precipitazioni verificatesi nel corso delle ultime due stagioni delle piogge. Una conseguenza dei cambiamenti climatici in atto sul pianeta che, secondo IPCC (Centro Scientifico Intergovernativo per il Cambiamento Climatico), colpiscono con particolare gravità l’area del Corno d’Africa. Una crisi prevedibile che era già stata annunciata da mesi dalle Organizzazioni Internazionali e dalle ONG presenti sul campo, ma che ancora oggi, nonostante la sua gravità, non trova una attenzione diffusa da parte dei media e dei donatori.

Per ora la Comunità Internazionale, e soprattutto il sistema mediatico, non hanno dato voce alla crisi umanitaria in corso. L’appello delle Nazioni Unite – fissato a 691 milioni di dollari – è stato finanziato solo per il 30%. La conseguenza di questa disattenzione è che le organizzazioni internazionali possano non avere fondi a sufficienza per fare fronte alle necessità delle popolazioni colpite e che enormi bisogni sul terreno restino privi di adeguata assistenza.

AGIRE il 17 luglio 2011ha deciso il lancio di un appello congiunto di raccolta fondi per garantire i necessari soccorsi e sostenere le attività di emergenza delle nove ONG associate - ActionAid, Amref, Avsi, Cesvi, Cisp, Coopi, Intersos, Save the Children e il Vis – già presenti nei paesi colpiti.
DONA ORA!

martedì 12 luglio 2011

Sudan, prevista per giovedì la firma dell'intesa sul Darfur

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)

Bashir annuncia in diretta tv la fine della crisi in Darfur e promette riforme economiche

Il presidente sudanese Omar al-Bashir ha annunciato davanti al parlamento di Khartoum che giovedì 21 luglio firmerà a Doha il documento di intesa che segna la fine della crisi nel Darfur, cominciata nel 2003.

Bashir, ripreso in diretta dalla tv di stato sudanese, ha aggiunto che intende intervenire sull'economia del Paese creando una nuova moneta e favorendo gli investimenti esteri.

Il presidente ha promesso anche di garantire maggiore partecipazione politica alle popolazioni dei governatorati del Kordufan e del Blue Nile. Sul futuro del Sudan ha dichiarato che le politiche della seconda repubblica saranno incentrate sullo "stato di diritto, la trasparenza e la giustizia".

Nel 2010 la Corte Penale Internazionale ha dichiarato Omar al-Bashir colpevole di genocidio e crimini contro l'umanità proprio per la crisi in Darfur.

sabato 9 luglio 2011

Sud Sudan/ Issata nuova bandiera dopo proclamazione indipendenza

Articolo tratto da TM News (http://www.tmnews.it)

Cerimonia a Juba davanti a migliaia di persone e leader stranieri

Sud Sudan/ Issata nuova bandiera dopo proclamazione indipendenza

Juba, 9 lug. (TMNews) - Il Sud Sudan ha issato la sua nuova bandiera dopo aver proclamato l'indipendenza nella cerimonia in corso a Juba, davanti a numerose delegazioni straniere. La Repubblica del Sud Sudan diventa così la nazione più giovane del mondo e il 54esimo stato del continente africano.

"noi non ci sottometteremo mai, mai", hanno scandito migliaia di sud sudanesi, alcuni in lacrime, mentre veniva issata la bandiera. Poco prima il Presidente del Parlamento del Sud Sudan, James Wanni Igga, aveva annunciato ufficialmente la "dichiarazione di indipendenza del Sud Sudan". Il Sud a maggioranza cristiana si è così separato dal Nord musulmano dopo decenni di conflitto, costati la vita a milioni di persone. "Noi, i rappresentanti democraticamente eletti dal popolo, basandoci sulla volontà del popolo del Sud Sudan, confermata dai risultati del referendum sull'autodeterminazione, proclamiamo il Sud Sudan nazione indipendente e sovrana", ha detto Wanni Igga.

La cerimonia, in corso al mausoleo eretto in onore dell'ex leader dei ribelli del Sud, John Garang, si è aperta con l'intervento di due leader religiosi, uno musulmano e l'altro cristiano, seguito poi da una parata dell'Esercito popolare di liberazione del Sudan, gli ex ribelli. "Che Dio doni gioia a tutto il nostro popolo", ha detto l'arcivescovo cattolico Paulino Lokudu. "Oggi, ricordiamo e preghiamo per tutti coloro che ci hanno espresso solidarietà nei lunghi anni di guerra", ha aggiunto, lanciando quindi un appello perchè ci sia collaborazione tra le due "nazioni vicine".

Poi i militari hanno sfilato davanti ai dignitari seduti nella tribuna di onore, tra cui il Presidente del Sudan Omar al Bashir, contro cui la Corte penale internazionale dell'Aja ha spiccato un mandato di arresto per crimini di guerra e contro l'umanità e per genocidio in Darfur, regione occidentale del Paese. Alla cerimonia sono presenti il Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, l'Ambasciatore Usa alle Nazioni Unite, Susan Rice, e, per l'Italia, il Sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica.

(fonte Afp)

venerdì 8 luglio 2011

Egitto, 'Venerdì del castigo' in piazza Tahrir

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


Il popolo egiziano ancora in piazza Tahrir: 'niente più pazienza'

Migliaia di egiziani stanno iniziando a radunarsi a Piazza Tahrir, nel centro della capitale egiziana Il Cairo, per la mobilitazione organizzata in segno di protesta per la lentezza dei processi contro gli esponenti dell'amministrazione dell'ex presidente Hosni Mubarak e per le esitazioni nell'attuazione del processo di riforma. "Niente più pazienza. Il regime di Mubarak è ancora al potere", ha detto Gehad al-Timsah, insegnante e attivista all'emittente OnTv. Alle proteste odierne, sotto lo slogan "Venerdì dell'epurazione e del castigo", parteciperanno attivisti e sostenitori di vari partiti politici, compresi i Fratelli musulmani, nonostante inizialmente il movimento islamico avesse deciso di non unirsi al milione di manifestanti attesi al Cairo. A Piazza Tahrir, stando all'agenzia di stampa Dpa, non sono presenti agenti di polizia, mentre soldati e carri armati sono stati dispiegati intorno agli edifici governativi.